In un recente toolkit, lo European Social Network (ESN), evidenzia che l'attivazione basata solo sull'occupazione non offre una reale opportunità di inclusione sociale alle persone più distanti dal mercato del lavoro, specialmente a coloro che si trovano in una situazione di vita complessa. Pertanto, è fondamentale un’evoluzione delle politiche e delle pratiche da un approccio di attivazione focalizzato esclusivamente sull'occupazione a un approccio più olistico, dove i servizi sociali, sanitari, educativi, abitativi e di collocamento vengono considerati ugualmente rilevanti per migliorare i risultati dell’inclusione sociale dei soggetti più vulnerabili.

Il concetto di ‘attivazione inclusiva’, si basa su sei pilastri (come da figura): servizi integrati, supporto finanziario adeguato, piani personalizzati basati su una visione olistica dei bisogni della persona, accesso a servizi di qualità e mercato del lavoro inclusivo.

Pilastri dell’attivazione inclusiva

L’offerta dei servizi parte da una valutazione dei bisogni condotta dagli assistenti sociali, che in molti casi diventano case manager. La valutazione dei bisogni specifici è utile al fine di stabilire un piano personalizzato, che prevede anche l’aspetto dell’occupabilità. Fornire un adeguato sostegno al reddito è una parte importante del piano personalizzato soprattutto nell’ottica di prevenzione della trasmissione multigenerazionale della povertà.

Questo concetto è stato il fulcro di un seminario tenutosi a Vienna (Austria) il 5 e 6 novembre, dove oltre 170 delegati provenienti da tutta Europa si sono riuniti per discutere di tale approccio. Le idee emerse dalle discussioni si focalizzano sulla necessità di un migliore coordinamento dei servizi e di un piano personalizzato che prenda in considerazione le necessità degli utenti su base individuale. Tra gli esempi citati al seminario, é spiccato il Progetto ESTI@, realizzato dalla Città di Atene (Grecia). Il progetto, finanziato dal programma dell'UE per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI), offre un pacchetto integrato di servizi e la creazione di un singolo punto d’accesso per gli utenti.

Un altro aspetto importante dell’attivazione inclusiva é il partenariato tra attori pubblici e privati, come mostra l’esempio del Progetto ‘Long-Term Unemployed Take the Lead’ realizzato dai servizi pubblici per l’impiego del Comune di Aarhus (Danimarca). Il partenariato tra il comune di Aarhus, l'Università di Aarhus, il Centro per lo sviluppo sociale e la Fondazione Velux garantisce a un gruppo di 100 cittadini disoccupati di lungo periodo di ricevere un’erogazione economica di 50.000 DKK (circa 6 700 EUR). Ad ognuno é stata data l’opportunità di scegliere come utilizzare la somma di denaro, e dalle prime valutazioni, é risultato che molti hanno preferito utilizzarla per avviare un’attività. Questo progetto si inserisce in una serie di azioni volta a co-produrre i servizi con gli utenti, che rappresenta un ulteriore elemento innovativo dell’approccio basato sull’attivazione inclusiva.

In conclusione, al fine di dare un supporto alle persone in condizione di vulnerabilità, é necessario continuare ad offrire un sostegno integrato anche dopo la sottoscrizione di un contratto di lavoro. Inoltre, migliorare il monitoraggio e la valutazione dei programmi personalizzati é una condizione indispensabile per garantire il successo dei piani stessi.

 

Risorse

Per maggiori informazioni ed esempi di buone pratiche sull’inclusione attiva si prega di scaricare il toolkit di ESN ‘Tools for inclusive activation. Improving the social inclusion of people furthest from the labour market’.

Le presentazioni e il video sono disponibili sulla pagina web del seminario.

Esempi di buone pratiche nel campo dell’attivazione inclusiva: